firma fiammetta


…semplicemente Fiammetta

Fiiammetta Vanelli è una bella donna, elegante e fiera e inizialmente mi sento un po’ in soggezione, ma appena cominciamo a parlare capisco che la sua forza sta nella semplicità e nella consapevolezza di amare quello che fa. Mi fa accomodare nel suo laboratorio e lì mi perdo gran parte di quello che sta dicendo.

La stanza ha in ogni metro una realizzazione in marmo, dalla statua più classica a quella di design, ci sono vasi e piccoli oggetti di uso comune. Resto incantata.

La famiglia Vanelli ha il marmo nel sangue e lo lavora fin dal 1800, così chiedo a Fiammetta se ha un ricordo, un aneddoto legato alla sua famiglia ed al marmo.
Mi racconta che da piccola, il padre la portava di sabato o domenica alle cave.
Nel silenzio assoluto, senza macchine ed operai al lavoro, la portava a visitarle e il suo primo legame con il marmo l’ha instaurato nella pace e nel silenzio, osservando quel bianco accecante sulle Alpi Apuane.
La sua vita è quindi trascorsa fuori città, dove ha studiato per tanto tempo, ma da 10 anni è tornata a casa.
Il marmo lo ha imparato a conoscere nel tempo, ancora oggi studia e fa molte domande.

Nel 1998 fonda il primo laboratorio in collaborazione con suo fratello ed il cugino per accogliere gli artisti, far realizzare e vendere le opere e organizzare mostre.

I tre poi hanno preso strade diverse: lei insieme al fratello sono rimasti insieme in azienda insieme, lui più orientato sui grandi monumenti, il design, lei da una parte condivide i suoi progetti e dall’altra si è concentra sull’oggettistica o progetti particolari.
Uno di questi progetti sono oggetti di gioielleria realizzati in marmo, Zona67 – dal numero della cava del padre, la numero 67 – il motivo che mi ha portato seduta qui, davanti a lei.
Mi sono chiesta, perché il marmo, da sempre considerato prezioso e legato al lusso, non trova molto spazio in gioielleria come altre pietre preziose. Per questo ero così curiosa di sapere il motivo: tecnico o creativo?

Il messaggio però non è stato facile da comunicare.

So che usi, oltre il bianco di Carrara, anche altri marmi. Qual è il marmo con cui preferisci lavorare?
Un materiale che mi piace in particolar modo, forse perché legato ad un’altra terra limitrofa, Porto Venere, è il Portoro…nero con le striature dorate. Esistono tanti bei materiali e li sto provando un po’ tutti, dipende un pò anche dall’oggetto che voglio realizzare: alcuni si lavorano bene, altri meno.
Tendo ad usare essenzialmente i prodotti della mia cava, ma mi piace dare spazio anche ad altri marmi.

Fiammetta mi racconta che oggi il marmo si può lavorare a millimetri, che è un materiale con capacità incredibili e ad oggi non è l’unica ad aver capito le potenzialità del marmo, anche in gioielleria. Ci sono altri che producono oggetti del genere, ognuno con il suo stile, ma Fiammetta ha un approccio diverso: il suo obbiettivo è di valorizzare il marmo anche attraverso la gioielleria, utilizzandolo come ogni altra pietra preziosa.

Un anello di marmo in effetti è per forza di cose unico, ogni pietra con venature peculiari e sempre diverse.
I primi gioielli sono stati indossati dalla stessa Fiammetta che ha fatto da modella – se questo non è “metterci la faccia” –, mentre la prima esperienza vera e propria è stata ad una sfilata di moda con Mariella Burani nella quale le modelle hanno sfilato con i suoi anelli,

Non ho mai fatto una ricerca né cercato VIP che indossassero le mie creazioni.
Non faccio solo gioielli di marmo, altrimenti avrei dovuto occuparmene in modo esclusivo e fare un percorso tutto diverso, puntare su quello. Ho fatto un’esperienza a Milano dove avendo uno showroom ho avuto la possibilità di vendere le mie creazioni, sono a 10 Corso Como a Milano, ma non ho mai fatto un’unica distribuzione. Occupandomi di tante cose ho mantenuto i gioielli come un prodotto di nicchia, quando mi voglio rilassare mi occupo di quello e dei gemelli da uomo.
Nel corso degli anni si è assistito allo sviluppo di nuove tecnologie per una lavorazione sempre più precisa e rapida del marmo che ne ha permesso l’impiego nei campi più svariati, in particolare grazie all’avvento di sofisticati robot, anche se la lavorazione è sempre e comunque il risultato della somma fra macchinario ed artigiano..

Perché allora il marmo trova solitamente impieghi classici?
Quello che manca è la comunicazione in generale perché il marmo non è ancora considerato prezioso e non se ne conosco i molteplici utilizzi possibili.
All’estero se presenti un gioiello in marmo ed uno in ambra, è più facile che siano attratti dal primo perché è una novità. In Italia non conoscono il marmo se non superficialmente.
Per questo ci tengo ad incontrare clienti ed artisti nel mio laboratorio, qui possono vedere concretamente tutto ciò che è possibile realizzare con questo materiale.
Ieri è venuta una signora che produce fragranze perché dovevamo parlare della realizzazioni di tappi per flaconi di profumi in marmo ed è rimasta affascinata, ha detto “Col marmo si più fare di tutto!”, ed è vero!
I designer stessi si stanno avvicinando al marmo, si vede sempre di più come materiale scelto per la realizzazioni di oggetti per arredare la casa, come sedie, librerie, tavolini o lampade: lo stanno rivalutando.

Ci sono delle grandi fiere come quella di Verona, il Fuori salone a Milano che ormai è diventato, soprattutto per il design un incontro importante.
Siamo comunque sempre più apprezzati all’estero, come sempre, perché nel nostro Paese tendiamo a dare per scontate le nostre risorse, non ci rendiamo conto delle potenzialità che abbiamo. Le nostre città dovrebbero collaborare ed impegnarsi per guadagnare più appeal per gli investitori e gli artisti.

La colpa è un po’ anche nostra, quindi…
Spesso c’è poca collaborazione fra i vari settori coinvolti e poi sono tempi duri, so che c’è crisi ed è necessaria una grande attenzione.

La tua soddisfazione?
Al momento una grande soddisfazione che sto vivendo è vedere i miei oggetti, oltre che sul nostro territorio, anche all’estero, nei negozi Conran shop a Londra e a Parigi.
Mi piacerebbe un domani vedere l’oggettistica in marmo in questi grandi catene proprio perché sono realtà dove capitava spesso di vedere la ciotola di marmo “made in china”. Nei nostri oggetti viene sempre riportata l’origine con la dicitura “Marmo di Carrara” e per me è stata una grande soddisfazione.

Ti sei fatta ambasciatrice…
…ed è quello che voglio essere, quello che mi interessa è che nei nostri oggetti sia riportata la vera origine.
La produzione in Cina costerebbe la metà della metà ma mi sono sempre rifiutata perché il marmo nasce e deve essere lavorato nella sua terra d’origine.
Nei piccoli oggetti di uso quotidiano che produco, utilizzo sempre marmo di ottima qualità, proprio per difendere l’identità e la bellezza del materiale, mentre in molti punti vendita si trovano oggetti prodotti da scarti di marmo di pessima qualità o di polvere di marmo. Anche io riutilizzo, ma utilizzo il vero marmo perché è giusto comunicare il vero valore e la vera bellezza del materiale anche se tutto ciò ha un costo differente.
Quello che è sempre mancato è proprio il comunicare, l’educazione delle persone verso questo materiale e i locali ad avere amor proprio..

Progetti per il futuro?
Ci sono tante novità a partire dalla nuova galleria a Pietrasanta, l’Italian Art Factory, inaugurata il 5 Giugno, dove chiunque può venire e rendersi conto dei possibili utilizzi del marmo.

Sto avviando un e-commerce perché so che social network e la rete sono importanti e che si possono utilizzare per far conoscere gli oggetti realizzati, ma non ne capisco molto e in ogni caso ci tengo che le persone visitino i laboratorio e la nuova galleria ed insisto che le persone vengano almeno una volta, perché si rendano conto di cosa è il marmo e le infinite possibilità di lavorazione che offre, dei macchinari e delle persone che lavorano.
Il lavoro è molto creativo, puoi spaziare da un campo all’altro: col marmo si può davvero fare quasi tutto. Sono molto fortunata perché faccio il lavoro che mi piace, anche mio padre che all’inizio era un po’ perplesso, ci ha lasciato fare e adesso abbiamo progetti ambiziosi, sfide come la mercury house, il pianoforte in marmo…

Come concili il tuo lato artistico con quello manageriale? Ti chiamano “La manager del marmo”.
Non mi piace, è un nome troppo altisonante, sono anche dottoressa – è laureata in Lettere Moderne -, ma nel biglietto da visita non l’ho nemmeno messo proprio perché queste definizioni non mi piacciono, ho un’azienda di famiglia e cerco di fare il mio lavoro al meglio e di divulgare questo materiale meraviglioso.

gushmag.it